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Moore a nord e Stone a sud: le nuove coordinate del cinema americano

Ben 2 documentari stanno caratterizzando le ultime giornate veneziane. Da una parte il nuovo lavoro del piacione Michael Moore Capitalism: a love story, che critica il sistema capitalistico statunitense, dall’altra Southland border di Oliver Stone, un ritratto inedito del presidente venezualano Chavez e del nuovo corso politico, economico e sociale dell’America Latina.
L’autore di Sicko, presente ieri sera in Sala Grande, ha puntato il suo obbiettivo sulle malefatte del capitalismo selvaggio, dei crack bancari, dei ricchi che non si accontentano della loro ricchezza e rubano ai poveri e su come questa situazione è stata alimentata dal’interno del paese. Uno sguardo feroce e al contempo fin troppo semplificato, ma lui dice che è voluto, così da riuscire a spiegare anche ai bambini di due anni cosa c’è che non va. Il gioco funziona, come sempre con Moore, ma sicuramente la visione è parziale e partigiana. Il film è in concorso: chissà se bisserà il successo di Fahrenheit 9/11 che vinse a Cannes.
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Tutti i vincitori del 62° Festival del Film di Locarno

C’era chi puntava sull’Iran, chi sul Canada, chi sulla Grecia, ma alla fine ha vinto la Cina. La giuria presieduta dal francese Jean-Marie Blanchard, ex direttore del Grand Théatre di Ginevra, tra cui spiccava anche la presenza della nostra Alba Rohrwacher, ha deciso di premiare il film She, a chinese della regista Xiaolu Guo. Grande colonna sonora, grande intepretazione della protagonista Huang Lu, per una storia che, a nostro avviso, è una fin troppo evidente metafora di una Cina che adotta i comportamenti occidentali senza riflettere sulle consueguenze.
Grande successo anche per l’ultimo film presentato in concorso, Nothing Personal dell’esordiente irlandese Urszula Antoniak, che non solo ha ricevuto il Pardo d’Argento per la migliore intepretrazione femminile, la splendida attrice olandese Lotte Verbeek, ma si è anche aggiudicata il premio della giuria dei giovani e quello per la migliore opera prima.
L’altro Pardo d’Argento, quello per la migliore intepretrazione maschile è andato, con il favore di tutti, al bravissimo Antonis Kafetzopoulos che nel greco Akadimia Platonos è riuscito a dipingere un personaggio tragicomico, difficile da dimenticare.
Tra le altre sezioni, siamo molto orgogliosi di vedere premiato nella categoria Cineasti del Presente, con il premio Ciné Cinema, il lavoro di Stefano Savona che con Piombo Fuso ci mostra un reportage straordinario dalla striscia di Gaza.
Il 62° Festival del Film di Locarno si conclude con un bilancio tutto sommato positivo, vista la difficile congiuntura economica: un aumento del 2,5% di spettatore in Piazza Grande, sezione vinta dal film svizzero Giulias Verschwinden di Christoph Schaub, ma anche un forte calo degli accreditati (-12%). Intanto l’attuale Direttore, Frédéric Maire, ha salutato e ringraziato tutti i collaboratori avuti in questi 4 anni. Dall’anno prossimo primo settembre sarà sostituito da Olivier Père: in bocca al lupo!
Tutti gli altri vincitori nel sito del Festival di Locarno.

Sara Sagrati

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Sorpresa iraniana a Locarno

Frontier BluesAd una settimana dal fischio d’inizio, al Festival del Film di Locarno è già ora di fare qualche bilancio. Il tempo è stato abbastanza clemente donando piu’ sole che pioggia, anche se le proiezioni all’aperto sono state bagnate per ben 2 volte. Per quanto riguarda i film va detto che quest’anno non ci sono stati ancora grandi colpi al cuore. Il programma della sezione Piazza Grande, quello piu’ adatto al grande pubblico, non ha ancora trovato il suo Le Vite degli Altri, che qui vinse due anni fa, ad eccezion fatta per (500) days of Summer, che a distanza di una settimana continua ad essere il favorito alla vittoria.
Discorso non troppo diverso per i film del concorso ufficiale che risultano, perdonate il termine, faticosi: storie rarefatte, spesso al limite dell’incomprensibile, personaggi difficili e grandi tormenti. Diverso L’Insurgèe (La Ribelle) con Michel Piccoli, che è forse l’unico a rientrare nei canoni del cinema classico. Fino ad oggi, il favorito alla vittoria sembrava il giapponese Wakaranai. Oggi pero’ i bookmaker puntano piu’ sull’iraniano Frontier Blues di Babak Jalali. Il film, coprodotto dall’italiana Ginevra Elkann, ha molte chance: prima di tutto racconta la frontiera e le contraddizioni di un paese in questo momento al centro della cronaca, e poi si tratta del classico lavoro da festival, con lunghe inquadrature fisse e personaggi in bilico tra fiaba e realtà. Inoltre, va anche tenuto in considerazione che Masahiro Kobayashi (Wakaranay) ha già vinto qui a Locarno solo due anni fa. Chissà se la giuria presieduta da Jean-Marie Blanchard, dove spicca la presenza dell’italiana Alba Rohrwacher, ne terrà conto. Comunque tutto puo’ ancora succedere e fino a sabato ne abbiamo ancora molto di cinema da vedere.

Sara Sagrati

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