Corazones de Mujer: il film che ha incantato il Festival di Berlino

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 C’era una volta il miglior sarto di vestiti arabi della città: si chiamava Shakira (A. Amehri) e c’era una promessa sposa a cui lui doveva fare il vestito da matrimonio: Zina (G. Waldi). Il problema era che Zina aveva già perso la verginità e nel mondo arabo non è permesso. Per tornare a “chilometri zero” saliranno al volante di una vecchia Alfa Romeo spider, da Torino fino in Marocco e… inizieranno il viaggio che le salverà la vita.

Contrariamente a quanto si direbbe dal titolo e dal nome del regista, il film Corazones de Mujer è dei due registi e produttori italiani Davide Sordella e Pablo Benedetti: “K. Kosoof” è il loro nome d’arte collettivo e in arabo vuol dire eclisse. Corazones de Mujer narra la storia vera di un sarto travestito di origine marocchina e di una promessa sposa araba che vive a Torino e deve recuperare la verginità perduta.

“Nel film” – dicono gli autori – “per permettere ai protagonisti di essere più liberi di raccontarsi, vista la tematica ed il contesto, abbiamo scelto di proteggerli con una gabbia narrativa più costruita e apparentemente di finzione.

Un attore può solo sempre essere se stesso, anche quando si svela nudo, senza pelle sullo schermo, proprio perché ha la possibilità di dirsi «Non sono io. Sto recitando una parte».

Ed è proprio quello che succede nella “finzione ” quotidiana della società che circonda i protagonisti di questa storia. ‘Corazones de Mujer’ è un film sulle maschere e le apparenze che coprono la sessualità nel mondo arabo e non solo”.

Fonte: www.movimentofilm.it

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