Mary Poppy, dispenser di felicità

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Un ottimo rimedio contro la tristezza e la noia quotidiana? Il nuovo film di Mike Leigh, dal titolo La felicità porta fortuna in programmazione nelle sale da ieri 5 dicembre con l’anteprima nazionale al cinema Anteo di Milano.
Una ragazza, Poppy, vive allegramente la sua vita da single insieme alle amiche e alla sorella minore, convinta di poter essere capace di dispensare felicità alla gente con un sorriso e una parola dolce. Incontrerà sulla sua strada, istruttori di guida scorbutici, violenti e razzisti, alunni della sua scuola bulli malgrado loro, per problemi familiari, parenti insicuri e disillusi, che ne criticano le scelte personali, colleghe amareggiate dalla vita. Ma ogni volta confida nella capacità di tutti di poter trovare qualcosa di buono nella loro esistenza e lei sente di doverli aiutare in questo. Ma alle arriva in un incontro fortuito quello che potrebbe essere l’amore e in un momento di smarrimento le da la conferma di essere nel giusto.
Si cambia genere e si abbandonano vecchi cliché, quelli dei giovani inglesi dissoluti, tutti pub, birra e droga, quelli che passano le giornate a cercare di riprendersi dalla sbornia. Queste ragazze sanno divertirsi, cercano di prendere il meglio che la loro età e il loro mondo possa offrirle e poi alla luce del giorno, diventano responsabili, appassionate nel loro lavoro o nello studio, perfettamente consapevoli dei loro limiti e delle loro potenzialità. Poppy è una maestra di scuola elemetare, lavoro in cui mette tutta la sua voglia di allegria, la sua passione per gli altri e il suo altruismo. Questo nono le impedisce di essere una ragaza come tutte le altre e di sentirsi libero da ogni costrizione sociale.

Poppy ci ricorda alla lontana un’altra eroina della felicità a tutti costi, crocerossina della bontà, vestale dell’altruismo. Il mondo di Amélie ci aveva accolto nella sua coloratissima Parigi, uccellini e viale alberati, per raccontarci una favola urbana piena di buoni sentimenti, di piccoli amori e grandi misteri da risolvere con un finale che non è un semplice happy end, ma l’end più happy che si sia mai visto dai tempi de La vita è meravigliosa.
Poppy e Amélie condividono l’innata, ma anche l’insana, allegria a tutti i costi, non cercano l’amore ma aspettano il principe azzurro che puntualmente arriva, sfrecciano in bicicletta tra le vie brulicanti di macchine ma nessuno le investe mai. L’atmosfera è la stessa ma fondamentalmente appartengono a due mondi confinanti ma diviso dal muro della realtà. Infondo Il meraviglioso mondo d’Amélie è una favola, lo si nota dai colori accesi tipici delle illustrazioni per bambini, dalle musiche da marcette allegre e rassicuranti e dai suoi compagni di viaggio, esageratamente caratterizzati come i draghi e le fate. Poppy vive il suo tempo. La sua città è la Londra, non quella di Mary Poppins, ma quella di Blair, non si vedono spazzacamini canterini ma homless abbandonati a se stessi e vaganti nel buio delle loro tragedie personali. Non è una favola, ma potrebbe essere lo zucchero che indora la pillola della quotidianità.

Il cast perfettamente amalgamato intorno ad una divertente e sognante Sally Hawkins, raggruppa attori esordienti come Samuel Roukin, che interpreta il futuro boyfriend della protagonista, e attori di teatro o ex studenti del RADA. Un attenzione particolare merita l’attore che interpreta Scott, l’istruttore di guida rissoso e violento, Eddie Marsan, che diventa l’antagonista della nostra sorridente Poppy, ma che si lascia trasformare nella perfetta spalla di un duo a tratti strepitosamente esilarante.

Articolo a cura di Luca Lupo

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