“Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata”: parlano Carlo ed Enrico Vanzina

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Carlo ed Enrico Vanzina ci parlano del loro nuovo film “Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata“.

In un momento in cui, nel Cinema italiano, c’è la corsa sfrenata alla commedia – genere che sta facendo registrare incassi senza precedenti ai botteghini – sono gli stessi “padri” della moderna commedia all’italiana, Carlo ed Enrico Vanzina, a lanciare una nuova sfida, occupandosi di un genere poco battuto, e non soltanto nel nostro Paese: il thriller. E per farlo, tornano in qualche modo sui loro passi, recuperando il tema già affrontato nel 1990, con quello che fu uno straordinario successo di pubblico.

Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata” è una produzione Medusa Film, in collaborazione con SKY, realizzata da International Video 80, distribuita dal 25 marzo in circa 350 sale da Medusa Film.

Ecco cosa i registi ci raccontano del loro nuovo film:

Il mio primo pensiero va ad Achille Manzotti, che era un produttore molto capace – afferma Carlo Vanzina – il mio primo film (Luna di miele in tre) l’ho fatto proprio insieme a lui, nel lontano 1976. Quando aveva acquistato i diritti del libro ‘Sotto il vestito niente’, ne aveva affidato la trasposizione cinematografica a Michelangelo Antonioni. Una lunga situazione di stallo lo ha spinto a proporre a me di prendere in mano il progetto, chiamando in causa Franco Ferrini come sceneggiatore. Il film, alla fine, fu un enorme successo, nonché un nodo cruciale per la mia carriera, che ricordo con grande affetto. Quando ci siamo ritrovati per fare un nuovo thriller dopo tanti anni, Franco, mio fratello ed io, ci siamo accorti che il soggetto girava comunque intorno alla moda e alla città di Milano”.

I film di genere come i gialli o i thriller – commenta Enrico Vanzina non sono molto amati dalla stampa italiana e, in questo momento preciso, rappresentano un rischio, confinati come sono, soprattutto sul piccolo schermo. Nel corso degli anni, noi abbiamo spesso raccolto delle sfide importanti, uscendo dai binari dei canoni classici della comicità; a volte ci è andata benissimo, altre meno… Abbiamo fatto questo film con la speranza che il pubblico abbia l’interesse ad uscire dalla sbornia della commedia. È un tentativo di sdoganamento, senza nessuna pretesa intellettuale”.

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