Rondi: Il Festival del Film di Roma, una kermesse fuori dagli schemi

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Quant’è costata Meryl Streep? E’ arrivata con un volo di linea, nessun aereo privato. Direi che non ci è costata”. Così il direttore artistico Piera Detassis risponde a chi maliziosamente vuole polemizzare sui costi del Festival ’09. 12 milioni e mezzo per l’esattezza, divisi tra Business Street (1,3 mln), i costi vivi del Festival Internazionale del Film di Roma (8,2 mln.), i costi della struttura e del personale (3 mln ). Una manifestazione per due terzi autofinanziata (68% di risorse private) e per un terzo sostenuta da contributi pubblici (32%), con un totale di 152 partner.
Stabile la cifra dei visitatori dei luoghi del Festival, 600mila annuncia il dg Francesca Via; flessione invece dei biglietti emessi, 102mila (-7%), e leggero calo degli incassi passati da 398mila a 380mila, cifre spiegate con la razionalizzazione dell’offerta e un numero minore di film presenti. In controtendenza il dato dell’occupazione media delle sale che tocca il 72% (+8%).

Soprattutto è la sezione Alice nella città a confermarsi l’appuntamento forte con l’aumento della partecipazione di alunni e scuole, rispettivamente +26% e + 28%. “Del resto il pubblico di tutto il festival è fortemente giovanile e dobbiamo coinvolgere di più i giovani nel corso dell’anno – sostiene la Detassis – che rilancia sul rafforzamento e la continuità delle attività permanenti: gli incontri nelle scuole di ‘Aspettando il Festival’; il viaggio nel cinema americano che riprenderà con Michael Mann, il 3 novembre, e con Kevin Spacey il 6 gennaio; la mostra e gli spettacoli dedicati allo scenografo e illustratore Emanuele Luzzati a Natale”.

E se l’Auditorium è stato affollato dalla mattina alla sera, vincente risulta la scelta di puntare su un concorso snello (14 titoli) che consente alle altre sezioni di respirare. Anche la sezione Extra-L’Altro Cinema si è posizionato sui 24/25 film, dai 40 e passa della prima edizione. Quanto a Business Street il direttore Roberto Cicutto sottolinea l’aumento dei Paesi presenti, delle proiezioni e degli accreditati. E cita l’intensa attività, dietro le quinte, di professionisti e rappresentanti delle istituzioni europee per coprodurre e armonizzare gli incentivi fiscali.
E il red carpet? Si è mosso tra due estremi per il direttore artistico: “Dal rigore dei fratelli Coen che tirano diritto senza guardare i loro fan, agli adolescenti che si accapigliano per sfiorare i loro idoli di New Moon”.

E a chi dice che il Festival Internazionale del Film di Roma ha un’identità debole, Rondi cita l’amico e regista René Clair: un festival quello di Roma con film sia per gli intellettuali che per gli spettatori. “E’ un festival fuori dagli schemi. Rondi l’ha voluto fare festival e ha fatto bene, ma credo che la sua anima sia la festa, che si rivolge alla città. Perché normalizzarlo con un’etichetta – replica la Detassis – Abbiamo avuto alcune prime mondiali, ma non siamo in concorrenza con nessuno. Certo ci sono film già visti a Toronto, ma perché non mostrarli in anteprima al pubblico romano. E poi il regolamento parla chiaro”.

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