Il pianeta delle scimmie: quando tutto ebbe inizio

di Francesca Commenta

 

Ancora una manciata di giorni e poi tutti coloro che desiderano avere informazioni in più su un film cult del passato potranno essere accontentati. Di quale si tratta? Lo capirete subito leggendo il titolo: “L’alba del pianeta delle scimmie“. Per scoprire come l’avventura ebbe inizio in Italia dovremo aspettare fino al prossimo 23 settembre per un prequel che ci racconterà ogni cosa, ma proprio tutto sulla mitica saga di fantascienza. In America, invece,  è già arrivato e solo nel weekend passato il botteghino ha fatto registrare notevoli incassi per il lungometraggio con Freida Pinto e Andy Serkis. L’incasso totale è stato di 54 milioni di dollari, superando qualunque attesa e a questo punto si spera che in italia si possa bissare tale successo.

Come ha commentato uno dei protagonisti David Oyelowo: “Questo è davvero un ripensamento del film originale“. Lui interpreta, Steve Jacobs, alla guida del laboratorio Gen-Sys dove Will Rodman, lo scienziato interpretato da James Franco è impegnatissimo in una impresa per nulla facile. Vuole cercare una cura per il morbo di Alzheimer. Grazie ad una lunga sperimentazione, pur non volendo, riuscirà a creare uno scimpanzé estremamente intelligente, Cesare.

 

Che cosa differenzia tale pianeta delle scimmie da quelle precedenti? A spiegarlo ci pensa proprio Oyelowo, ricordando un po’ tutte le versioni del film dall’originale del 1968 per arrivare al remake del 2001 firmato da Tim Burton. L’attore ha confermato: “L’espressione “reboot” è abusata, ma stavolta penso che si tratti di un vero “reboot” nel senso di ripensamento. E lo è grazie all’utilizzo della tecnologia che abbiamo ora e, in generale, grazie al mondo in cui oggi viviamo. Negli anni ’60, quando tutto è iniziato, la fantascienza – usando la tecnologia allora disponibile – ha voluto rappresentare una storia in cui delle scimmie raggiungevano un tipo di intelligenza potenzialmente pericolosa per l’umanità, e ci si è dovuti rivolgere al regno della fantasia. Ora, con il progresso tecnologico, è possibile fare molto di più. Questo film è una sorta di ammonimento, un racconto meno di fantasia e più plausibile, credo sia la cosa che maggiormente lo contraddistingue. Inoltre, questa volta non sono persone travestite da scimmie. Abbiamo un contesto nel quale le scimmie sono esseri senzienti, e inoltre c’è un’incredibile tecnologia sviluppata dalla Weta Digital, per cui è possibile vedere l’umanità di queste scimmie grazie a quello che si riesce a fare ora con il motion capture. La nostra storia, incentrata sul tema “uomo contro bestia”, diventa estremamente efficace, perché in questa incarnazione sembra molto più reale”.

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