Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza: dal 19 febbraio al cinema

di Pina Commenta

“Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza” è il film di Roy Andersson, Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2014.

Ecco la sinossi ufficiale:

Come una coppia di Don Chisciotte e Sancho Panza dei nostri tempi, Sam e Jonathan, due venditori ambulanti di travestimenti e articoli per feste, ci accompagnano in un caleidoscopico viaggio attraverso il destino umano. È un percorso che svela la bellezza di singoli momenti, la meschinità di altri, l’ironia e la tragedia nascosti dentro di noi, la grandezza della vita, ma anche l’assoluta fragilità dell’umanità.

Ecco il trailer del film

Ecco le parole del regista:

Nella nostra vita quotidiana, non riflettiamo spesso sulle stanze e sullo spazio intorno a noi, sia che osserviamo sia che siamo osservati, occupati come siamo dalle nostre attività e dai nostri pensieri. Ma quando si tratta di descrivere un essere umano e la sua esistenza, ci torna in mente l’importanza dello spazio. Lo spazio descrive il suo destino e la sua sorte, la sua situazione nella vita. Uso la parola “stanza” nel senso svedese, più ampio, del termine, che significa “spazio personale”, il che vuol dire che una stanza può esistere anche all’esterno, non solo all’interno. Non possiamo sfuggire alla nostra stanza. È possibile scegliere, in una certa misura, in quale stanza esistere, o conformarla alle nostre preferenze.

Questo spazio ci segue e rivela le nostre ambizioni. Nella maggioranza dei casi, però, ci ritroviamo in una stanza sulla quale non abbiamo esercitato alcun tipo di controllo. Non capita spesso di finire in uno spazio solo grazie alla nostra volontà. Il nostro ambiente, la nostra “stanza”, rivela il nostro posto nella società e nella storia. Rivela le condizioni della nostra vita, della nostra esistenza. È il risultato di un processo storico, laddove l’influenza del nostro libero arbitrio è meno importante di quanto non ci piaccia pensare. Nella fotografia, nella pittura e nelle installazioni artistiche, la comprensione dello spazio è sempre stata evidente e in queste arti si è sviluppato un incontro tra discipline diverse.

Al contrario, la cinematografia da lungo tempo ha abbandonato lo spazio, a vantaggio di un narcisismo astorico e pseudo-sociale. Non è un caso che la cinematografia sia ancora associata alla nozione di “fabbrica di sogni”. Lo spazio definisce l’essere umano e rivela i valori e le condizioni alla base dei sogni che facciamo. Lo spazio dice la verità. Non lo vediamo né sentiamo sempre e questo capita ancora meno spesso, per tradizione, nei film.

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